Servizi pubblici e class action: necessaria una precisa indicazione dei livelli qualitativi ed economici

La destinazione pubblica del servizio non è un elemento sufficiente a definire i livelli qualitativi richiesti

Servizi pubblici e class action: necessaria una precisa indicazione dei livelli qualitativi ed economici

La class action pubblica, realizzabile alla luce del decreto legislativo 198 del 2009 per violazione degli standard qualitativi dei servizi pubblici, presuppone la presenza di una definizione dei livelli qualitativi ed economici, che non siano semplicemente desumibili dalla natura e dalla destinazione dei beni, ma più, specificamente, che siano stabiliti, per i concessionari di servizi pubblici, dalle autorità preposte alla regolazione ed al controllo del settore, ossia, nel caso di specie, dall’Autorità di regolazione dei trasporti. La destinazione pubblica del servizio non è un elemento sufficiente a definire i livelli qualitativi richiesti, atteso che l’azione collettiva non attribuisce la possibilità di agire in via generale avverso forme di inefficienza, ma necessita che i criteri di qualità siano chiaramente stabiliti dalle amministrazioni, precisano i giudici. Respinta l’azione giudiziaria proposta da una associazione di pendolari che lamentato l’illegittimo utilizzo della maggior parte degli spazi di una stazione per inserire attività commerciali privatistiche (librerie, ristoranti, negozi di abbigliamento), invece di realizzare appositi spazi pubblici di attesa, gratuiti, per i pendolari, costretti più volte ad aspettare i treni accalcati nei pochissimi spazi – cioè sedie di metallo – a loro destinati all’aria aperta e, quindi, esposti ai freddi invernali e ai caldi estivi. (Sentenza 7493 del 26 agosto 2022 del Consiglio di Stato)

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