Straniera e madre di un minorenne: lumi sul possibile diritto di soggiorno derivato

I giudici sottolineano l’importanza del rispetto della vita familiare che il minore conduce con entrambi i genitori

Straniera e madre di un minorenne: lumi sul possibile diritto di soggiorno derivato

Se una donna straniera ha un figlio minorenne cittadino dell’Unione Europea, allora ella può beneficiare di un diritto di soggiorno derivato nello Stato in cui risiede con il figlio (e di cui quest’ultimo ha la cittadinanza), anche se gode già di un diritto di soggiorno in un altro Stato.
Questo il principio fissato dai giudici (sentenza del 4 giugno 2026 della Corte di giustizia dell’Unione Europea) alla luce della vicenda riguardante una madre marocchina che risiede nei Paesi Bassi col marito, di cittadinanza olandese e marocchina, e il figlio minorenne, di cittadinanza olandese.
In sostanza, la donna desidera ottenere un diritto di soggiorno derivato nei Paesi Bassi per poter continuare a vivere con il proprio figlio, cittadino dell’Unione Europea. La sua domanda è stata però respinta con la motivazione che ella godrebbe già di un diritto di soggiorno in Spagna e che il figlio minorenne potrebbe accompagnarla in tale Stato.
Utile prendere in considerazione i dettagli. La donna, di cittadinanza marocchina, ha soggiornato e lavorato legalmente in Spagna dal 1999 al 2014. Sin dal suo matrimonio, nel 2014, ella risiede nei Paesi Bassi con il marito, nato in tale Stato e in possesso della cittadinanza olandese e marocchina. Il loro matrimonio è stato trascritto nei registri anagrafici del Comune in cui risiedono nei Paesi Bassi. Tuttavia, lei non è titolare di un permesso di soggiorno nel territorio dei Paesi Bassi.
Nel 2015 è nato il loro figlio, che possiede la cittadinanza olandese e di cui i coniugi si occupano insieme. L’uomo non percepisce alcun reddito da lavoro a causa delle sue condizioni di salute e, a questo titolo, è parzialmente esonerato dall’obbligo di lavorare. Egli beneficia invece di prestazioni di assistenza sociale.
Nel 2020, la donna ha presentato una domanda di diritto di soggiorno derivato nei Paesi Bassi. Nel 2021, le autorità dei Paesi Bassi hanno respinto tale domanda, ritenendo che la donna godesse di un diritto di soggiorno in Spagna. Inoltre, tali autorità le hanno ordinato di recarsi immediatamente in Spagna e di lasciare quindi il territorio dei Paesi Bassi.
A fronte dell’esistenza di un rapporto di dipendenza tra la donna e suo figlio, minorenne e cittadino dell’Unione Europea, la patata bollente è stata passata ai giudici europei, i quali precisano, innanzitutto che, nell’ipotesi in cui la donna non godesse più di un diritto di soggiorno in Spagna, le autorità olandesi sarebbero tenute a concederle un diritto di soggiorno derivato nei Paesi Bassi, in ragione del suddetto rapporto di dipendenza tra lei e il figlio. Infatti, se tale diritto di soggiorno fosse rifiutato alla donna, il figlio minorenne sarebbe costretto ad accompagnare la madre e a lasciare il territorio dell’Unione Europea. Tale partenza priverebbe detto figlio del godimento effettivo del contenuto essenziale dei suoi diritti di cittadino dell’Unione Europea.
I giudici rilevano poi che, nell’ipotesi in cui la donna godesse ancora di un diritto di soggiorno in Spagna, tale circostanza, di per sé, non potrebbe precluderle la possibilità di beneficiare di un diritto di soggiorno derivato nei Paesi Bassi. Infatti, in caso di rifiuto di tale diritto di soggiorno alla donna, il figlio sarebbe costretto ad accompagnare la madre in Spagna e quindi a lasciare i Paesi Bassi, Stato membro di residenza di cui è cittadino, e ciò potrebbe ledere alcuni dei suoi diritti fondamentali.
In tale contesto, i giudici sottolineano l’importanza del rispetto della vita familiare che detto minore conduce attualmente con entrambi i genitori, dai quali dipende, nei Paesi Bassi. Sussiste, infatti, un rischio concreto che questa vita familiare non possa proseguire in Spagna e che il minore venga separato dal padre, qualora quest’ultimo non ottenga il diritto di soggiornarvi stabilmente.
I giudici constatano poi che alla donna dovrebbe essere concesso un diritto di soggiorno derivato nei Paesi Bassi, poiché il rifiuto di concederle tale diritto comprometterebbe l’unità familiare e priverebbe tale minore della possibilità, di cui ha beneficiato sin dalla nascita, di intrattenere regolarmente relazioni personali e contatti diretti con entrambi i genitori.
Il giudice olandese dovrà altresì verificare se un trasferimento forzato del minore in Spagna sia contrario all’interesse superiore di quest’ultimo. Nel caso specifico, peraltro, il minore non parla spagnolo, bensì olandese. Inoltre, egli ha iniziato a parlare solo all’età di 5 anni e presenta difficoltà di elocuzione e di espressione che lo hanno indotto a seguire un insegnamento specializzato nei Paesi Bassi, destinato agli alunni che necessitano di un sostegno specifico. Se il giudice olandese dovesse constatare che un siffatto trasferimento in Spagna è contrario all’interesse superiore del minore, alla donna dovrebbe essere riconosciuto un diritto di soggiorno derivato nei Paesi Bassi anche per tale motivo.

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