Tariffe minime per la consegna di libri a domicilio: la legge nazionale va analizzata alla luce delle norme europee in materia di libera circolazione delle merci
In generale, difatti, è vietata, in linea di principio, qualunque misura di effetto equivalente a restrizioni quantitative dell’importazione e quindi qualunque misura degli Stati atta ad ostacolare direttamente o indirettamente, in atto o in potenza, il commercio all’interno dell’Unione Europea
L’imposizione, con una misura nazionale, di tariffe minime per la consegna di libri a domicilio deve essere analizzata alla luce delle norme in materia di libera circolazione delle merci. Questo il punto fermo fissato dai giudici (sentenza del 18 dicembre 2025 della Corte di giustizia dell’Unione Europea), i quali aggiungono, però, che tale regolamentazione non riguarda una modalità di vendita.
Scenario della vicenda è la Francia. In quel Paese, difatti, ‘Amazon’ impugna un decreto, emesso ad aprile 2023, che fissa una tariffa minima per il servizio di consegna a domicilio di libri nuovi.
Alla luce di tale decreto, i rivenditori devono fatturare la consegna dei libri a un minimo di 3 euro per ogni ordine inferiore a 35 euro. Al di là di tale importo, la consegna può essere quasi gratuita.
Pronta la reazione di ‘Amazon’ che chiede l’annullamento di tale normativa, in quanto contraria, suo dire, alla direttiva sul commercio elettronico e a quella relativa ai servizi nel mercato interno, nonché al principio della libera circolazione delle merci.
Per il governo francese, invece, tali disposizioni sono giustificate in quanto mirano a preservare la diversità editoriale e culturale, e quindi esulano dall’ambito di applicazione delle direttive richiamate da ‘Amazon’.
Premesso, quindi, tale normativa mira a promuovere la diversità culturale, ai giudici europei è chiesto di precisare le conseguenze di tale qualificazione sulla compatibilità della normativa in esame con la direttiva sui servizi, e, altresì, fare chiarezza sul modo in cui occorre esaminare tale normativa alla luce del diritto primario dell’Unione Europea, a seconda che si tratti di una questione di libera circolazione delle merci o di libera prestazione dei servizi.
I giudici europei dichiarano che, nei limiti in cui la misura controversa mira a preservare la diversità culturale, la sua compatibilità con il diritto dell’Unione Europea non può essere esaminata alla luce delle due direttive richiamate da ‘Amazon’. Soprattutto perché il legislatore dell’Unione Europea ha inteso escludere che la direttiva sui servizi possa incidere sulle misure adottate dagli Stati membri per proteggere o promuovere la diversità culturale e linguistica nonché il pluralismo dei media. Identica ottica vale per la direttiva sul commercio elettronico.
Tuttavia, ciò non dispensa dal verificare se la misura controversa sia conforme al diritto primario dell’Unione Europea, e, in particolare, alle norme relative alla libera circolazione delle merci e alla libera prestazione dei servizi.
Su questo fronte, i giudici europei ritengono che, poiché la misura nazionale francese riguarda in particolare i rivenditori di libri in quanto incide sul prezzo globale di vendita del libro, vale a dire di una merce, essa deve essere esaminata esclusivamente alla luce della libera circolazione delle merci. E in tale contesto è vietata, in linea di principio, qualunque misura di effetto equivalente a restrizioni quantitative dell’importazione e quindi qualunque misura degli Stati membri atta a ostacolare direttamente o indirettamente, in atto o in potenza, il commercio all’interno dell’Unione Europea.
I giudici concludono poi che la misura nazionale francese in esame non può essere considerata come relativa a una modalità di vendita, che sfugge a priori alla qualificazione come misura di effetto equivalente, poiché le norme relative alla consegna delle merci non riguardano le modalità di vendita. Peraltro, benché si applichi a tutti i rivenditori di libri, l’imposizione con una misura nazionale di tariffe minime per la consegna di libri che non sono ritirati in un negozio di vendita al dettaglio di libri grava in modo particolare sulla vendita a distanza. Essa può incidere maggiormente sugli operatori di altri Stati membri ed ostacolare maggiormente l’accesso al mercato dei libri provenienti da altri Stati membri e costituisce, pertanto, una misura di effetto equivalente.